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Storia
Coriolano
Una tragedia, un dramma, una ouverture
Monte Giove è situato a diciannove miglia da Roma nel territorio di Lanuvio, ed è l’ultimo gradino della lacinia che dal Monte Albano descende per Monte Gentile, Galloro e Monte Due Torri nella pianura meridionale del Lazio.
Lo si raggiunge passando per la via Nettunense, oppure per la via Appia attraverso Genzano e Lanuvio. Su questa collina che supera di poco i trecento metri di altezza, Antonio Nibby, nei primi del milleottocento fu professore di Archeologia nell’università romana, rifacendosi alle storie di Livio, di Dioniso e di Plutarco, riconoscendo con certezza il luogo ove sorgeva l’antica Corioli. L’importante città della nazione volsca fu conquistata dai Romani una notte dell’anno 263 di Roma (490 a.C.) grazie ad un colpo di mano di un giovane patrizio svelto d’ingegno e nell’usare le armi: Caio (o Gneo) Marcio, e cui fatto d’armi gli valse l’illustre soprannome di Corioli.
Questa vicenda ispirò la tragedia di Shakespeare e in seguito l’ouverture di Beethoven
Monte Giove fu torre di osservazione nell’epoca romana e qui sorse un convento intorno al 1300. I frati di questo convento costruirono la bellissima grotta a forma di croce usando materiale romano dell’antica città di Corioli e materiale medievale nella II parte della grotta.
L’attuale proprieta agricola risale al 1600. Appartenne alla famiglia Aragona sicuramente fino al 1700. (creare link stemma Aragona sul portone e cancello d’ingresso) Occupato dai tedeschi nel Gennaio 1944 subito dopo lo sbarco Anglo-Americano di Anzio fu completamente distrutto in una drammatica battaglia di carri armati il 28 Maggio 1944, otto giorni prima della liberazione di Roma.
Monte Giove fu ricostruito esattamente com’era nel 1947.
**tratto dal libro ANZIO Epic of Bravery di Fred Sheehan, University of Oklahoma Press 1964, pp. 203 – 204, tradotto da Caterina Pascale.
‘L’attacco si è rallentato e fu bloccato dall’abilità del comandante tedesco di tirare fuori delle forti difese dai gruppi relativamente piccoli di dispersi e sopravvissuti di altre unità che erano state annientate. Il nemico stava riuscendo a fermare l’attacco degli Alleati lungo tutta la costa. A Corioli, il 2° Battaglione, il 179°, ha sofferto molto mentre spingevo il suo attacco per i grandi territori di campi aperti senza copertura o nascondiglio dai mortai, dalle raffiche, e dagli spari del nemico. Su dei carri armati nei campi minati, il battaglione ha spinto il nemico oltre il paese, prendendo trecento prigionieri e contando lo stesso numero di morti e feriti del nemico. A quel punto tutto si è fermato.’
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